domenica 31 ottobre 2010

Murales sì, quadro no.


Un rapida e semplice considerazione.
Il murales è una forma di pittura più "umana", più "semplice", più "allaportataditutti". Per qualche motivo culturale di fronte ad un quadro o "opera d'arte" buona parte delle persone subisce una sorte di timore, di distacco, come se fosse qualcosa di molto lontano da loro.
Di fronte al murales, invece, non c'è nessun problema: viene accolto come se fosse qualcosa di fattibile, concreto, che sì sì sì può essere fatto.
I motivi? Non li so, non mi interessano.

mercoledì 27 ottobre 2010

Identikit del ciclista emiliano.


Una delle psiche più complicate da capire, dopo quella femminile, è quella del Ciclista Emiliano.
Si possono definire i tratti e i comportamenti ma le motivazioni rimangono totalmente incomprensibili se non addirittura sconosciute.
Provo a tracciare un sommario identikit del Ciclista Emiliano sperando di provocare un minimo di sensibilizzazione rispetto a un fenomeno sconosciuto ma molto grave e molto diffuso.

La caratteristica generale del C.E. è che va a tutta. Dal garage di casa fino al garage di casa lui va sempre a tutta. Scaldarsi? Macchè. Godersi il paesaggio? Mo' no. L''andare a tutta' raggiunge il culmine quando capita di 'attaccarsi', e cioè quando si incontra un'altro ciclista. Anzi no, mi correggo non si 'incontrano' altri ciclisti (nell'incontro c'è un sentimento positivo), meglio dire 'si mettono nel mirino' altri ciclisti. Ecco, in questo caso la regola è soltato e solamente una: andare a beccarlo. Obbligati. Sì sì sì. Inevitabile. Non c'è verso. A tutta.
Se siete anche voi ciclisti, magari informa e un po' allenati, e vi capita di finire in bici da questa parti vi troverete prima o poi inseguiti da un rantolo, un rumore di animale ferito, incarognito; non proccupatevi è solo un ciclista emiliano cinquantenne che vi sta attaccato alla ruota; gomiti larghi bocca spalancata, faccia storta, paunazzo florescente e bici da cinquemila euro sotto il culo.

Il Ciclista Emiliano si divide in due speci:
1. CGV (Ciclisti da Gruppone che arrivano a Vetto). Solitamente partono dalla città o dalle zone limitrofe alla via emilia e girano quasi esclusivamente con i suoi simili formando un branco (o gruppone) di notevoli dimensioni che può arrivare anche a una cinquantina di esemplari. La loro principale caratteristica è che sono Automobilisti e rimangono tali anche quando montano in bici: mantengono lo stesso punto di vista di quando sono al volante rispetto alla strada (e quindi stanno in mezzo alla caraggiata) e rispetto a chi viaggia con loro (di fianco e non in fila). Da automobilisti ovviamente sono totalmente ignari della prima regola di sicurezza ciclistica: una macchina dietro a pochi centimetri e la cosa più pericolosa che ci sia.
L'ultimo aspetto per cui si distinguono e che non salutano. Tra ciclisti emiliani c'è una rivalità insensata e, insesatamente, usanza diffusa: ci saluta con passione, quasi ad incitarsi. Ecco i CGV non salutano. Per quale motivo? Mah, forse sono
2. La seconda specie di Ciclista Emiliano è la CPS-GL (cilcisti pedecollinari solitari - da giro lungo). Solitamente vengono dalla zona pedemontana oppure dalla profonda bassa. Sono solitari o al massimo hanno uno o due compagni di viaggio. I loro giri superano i cento chilometri: casa-passo-casa. Odiano terribilmente il traffico e quindi conoscono tutte le stradine secondarie e le zone più sperdure come i GPS (anche da questo deriva il loro nome CPS). La grossa distinzione dai Ciclisti da Gruppone è che salutano sempre. Una cosa strana e incomprensibile si verifica quando incontrano altri ciclisti: sotto una determinata quota altimetrica si comportano da perfetti Ciclisti Emiliani, cioè si attaccano a tutta; ma se l'incontro avviene in zone molto montane, ad esempio vicino ad un passo, cambia tutto: diventano amicissimi, si confidano problemi famigliari e di salute, per poi a fine salutarsi, rigraziarsi reciprocamente e non vedersi mai più in vita loro.

Come avete poturo constatare la Catogoria Ciclisti Emiliani è messa parecchio male. Il loro malessere si può sintetizzare e distinguere tra le due speci in questo modo: i Ciclisti da Gruppone provocano problemi sociali mentre i Ciclisti Solitari hanno problemi sociali.

FOTO: Alberto Rocchi, un tipico Ciclista Reggiano della specie CPS-GL.

mercoledì 13 ottobre 2010

Colui.

"Alla Cattolica è venuto Fiorello; settecentocinquanta studenti sono andati alla sua conferenza. Quando viene presentato un libro interessante ne vengono venti, ventuno al massimo. Vi rendete conto? Io vorrei prendere tutti i nomi dei settecentocinquanta ragazzi e quando vengono all'esame bocciarli".
Questa affermazione, detta con tono schifato, viene direttamente da un prof universitario della Cattolica.
Si può essere anche d'accordo sul contenuto della frase ma l'atteggiamento è del tutto fuori luogo. Per due motivi.
Il primo. Porsi in una posizione di superiorità non serve a nulla, anzi, fa solo danno perchè e il modo migliore per provocare anti-dialogo e attrito. Se si vuole influenzare la cultura dei ragazzi bisogna provocare un dialogo e non ripudiarla in questo modo.
Il secondo è la deresponsabilizzazione. Ritenere "E' colpa loro", scaricando tutto sugli altri è il modo migliore per non fare nulla.
Questo atteggiamento di superiorità è tipico di molti intelletuali che amano vivere dentro al fichissimo mondo dell'arte, delle lettere, della filosofia, e completamente fuori dalla realtà.
Coloro che devono fare cultura non si preoccupano della cultura.

mercoledì 22 settembre 2010

La caccia è uno sport.

I cacciatori hanno totalmente ragione su due cose: primo, la caccia è uno sport, secondo, deve essere meglio regolamentata.
Regolamentiamola allora! Molto semplice: lo sport per essere tale deve esserci un minimo di competizione. Che competizione c'è se, ad esempio, a un pugile mettiamo i guantoni e all'altro un fucile beretta? Che divertimento c'è? Che sfida è? Nessuna. Solo noia. A mani nude è il vero senso della caccia. Cinghiale vs Uomo, così come Dio gli ha fatti.
Una volta vincerà l'uomo e l'altra il cinghiale.

venerdì 17 settembre 2010

Officina delle Arti - Capitolo Tre. La reputazione.


Inevitabile.
Ci sarà un momento in cui bisognerà giocarsi la reputazione: come mai l'Officina non funziona? Di chi è la colpa? 1, di tutti: musei e atelieristi? 2, degli atelieristi? 3, dei musei?
Semplice.
Il dirigente dirà inizialmente "il posto funziona" per poi ripiegare con "io ho fatto il possibile, colpa degli atelieristi". Alcuni atelieristi si spaventeranno e altri si incazzerrano. L'Assessore verrà semplicemente sostituito.
Conclusioni.
1, gli Assessori sono come gli Allenatori quando le cose non vanno bene. 2, Domanda: della reputazione uno che vernicia quadri e ogni tanto va in galera e far pitturare dei cattivi ragazzi, può interessare qualcosa? 3, Se l'orticello è in piazza a reggio e non in piazza a miscoso, bisogna considerare che molti ci possono cacare sopra.


P.S. quando dico "officina non funziona" mi riferisco all'opinione generale della città. In realtà l'officina funziona: buona parte degli atelier è attivo quotidianamente ma il problema è che questa attività non è aperta al pubblico. Come un cinema che proietta film ma tiene chiuso o un ristorante che ha cucina, sala, cuochi e camerrieri ma è chiuso al pubblico. Quindi non occorre inventarsi nulla per far funzionare officina perchè già funziona, ma semplicemente aprirla al pubblico. difficile no?
E credo che dare al pubblico la possibilità di visitare la 'produzione di' oltre al 'prodotto finito' sia particolarmente interessante e unico.

martedì 7 settembre 2010

Omaggio all'Efffffffffffettttinoooooooo


Un aspetto che caratterizza la pittura contemporanea è l'Effettino. Si tratta di un metodo utilizzato da molti giovani pittori che rafforzano l'immagine della propria pittura "costruendo" la "parte sporca", tipo gocciolatura, residui di pittura, tagli, abrasioni, etc.
Insomma tutto quello che solitamente è la "conseguenza" del gesto pittorico, viene razionalmente costruito.
Un esempio? La gocciolatura nasce da un segno rapido, energico e incontrollato; quando il pittore "sbatte" quel segno sulla tela non ha come obiettivo costruire una gocciolatura o una sbavatura ma si preoccupa della forma o della luce che sta realizzando (se proprio si sta preoccupando di qualcosa). Un'altro esempio? Anzi un paragone in musica: e come se in un giro di chitarra elettrica la cosa fondamentale fosse la distorsione e non il giro stesso; la distorsione è la "sbavatura" del giro e non il giro stesso.
Forse la questione fondamentale è l'"energia", la "forza" che viene messa nella pittura: una gocciolatura o un'abrasione è la conseguenza di un segno incontrallato e un segno incontrollato è la conseguenza di "energia", di "forza".
Allenamento! E per avere forza occorre allenamento!
Fine.

lunedì 6 settembre 2010

?


Sono qui che vago in mezzo a un campo. Cerco di capire dove sono e sopratutto se la strada che sto percorrendo porta al punto giusto. Non ho riferimenti. So solo che mi trovo in provincia di.
Mi sono perso?
No, molto semplice. La prima persona che incontro chiedo indicazioni. Di solito è un contadino o un anziano che bazzica nel giardino di casa. Mi fa capire dove sono, mi da la direzione, si scambiano due battute e si riparte. Tutto molto semplice.

Se il campo anzichè essere di erba medica e il campo dell'arte però questo semplice e naturale meccanismo, indicazione-risposta-battuta, non funziona. Non ricevo risposte. E come se quel contado di Lentigione (nella foto qui sopra) anzichè guardarmi e dirmi "se se, vai di là.." non mi avrebbe ne anche in nota. Assurdo no?

Lentigione è più simile a New York di molte altre città che vorrebbero essere come NYC.

FOTO: verso il po, di CRISTIAN IOTTI