Alla manifestazione della Cgil suonano i MCR. Sono a Roma e li vado a vedere.
Quando arrivo c'è questa nuova segretaria che dal microfono spara rabbia sulla folla: un elenco interminabile di ingiustizie, tragedie, catastrofi, provocate da uomini malvagi che vogliono distruggere il popolo buono che deve unirsi contro agli uomini cattivi. Predica dal pulpito in perfetto stile clericale medioevale.
Il popolo lavoratore, decisamente più temprato e intelligente della sua segretaria, ascolta poco, ne approffita per parlare dei fattacci suoi con chi gli sta vicino, e ogni tanto piazza qualche applauso di routine. Solo una minima parte e contaminato dalla clericosegretaria e sbraita nevroticamente.
Ma finalmente la faccenda cambia: la segretaria se ne va tra gli applausi convenzionali, e si passa al concerto. La gente si sveglia. Si gira verso il palco e incomincia ad asoltare. Poi a muoversi, poi ad applaudire e infine a saltare e ballare. Non tutti, ma quasi. Bello, sì, molto molto bello.
E allora mi domando: dov'è la protesta: nella rabbia o nella festa? Dov'è il coinvolgimento: nella rabbia o nella musica? Dov'è la forza: nella rabbia o nell'allegria?
martedì 14 dicembre 2010
sabato 11 dicembre 2010
ITALIA vs ITALIA, vince la grecia.
Il controllore è un omone grosso dallo spiccato accento napoletano.
I due ragazzi avranno pocopiù di ventanni. Lei piccola, carina, biondatinta. Lui alto, con la barbetta, e la faccia da simpatico. Parlano una lungua strana, forse è greco.
Il controllore si agita. Brontola qualcosa in italiano accentato. I due ragazzi con gli occhi spalancati lo fissano. Non capiscono. Il controllore continua a brontolare. I due ragazzi provano con l'inglese. La situazione è facile da capire: non hanno timbrato il biglietto e se c'hanno provato probabilmente sono incappati nel caso più frequente: la macchinetta con scritto "fuori servizio", illegibile anche per un italiano. Il controllore con tono di voce alto dice: sono 50 euro. I greci provono a sboffonchiare qualcosa in inglese. 50 euro, 50 euro, 50 euro, continua a ripetere l'omone.
Senta, attacco io, non starà facendo sul serio? Sono due ragazzi stranieri lasci stare percortesia.
Ma non si preoccupi lei, replica il controllore.....e poi dice altro ma ha qual punto la sommossa contro il controllore era già scoppiata. Comprendeva: i vicini di sedile dei ragazzi, i miei vicini di sedile, quelli dei sedili avanti e quelli dei sedili dietro. Cioè tutti i presenti lì intorno.
Il controllore, che non era un tizio da nobel, ha iniziato ad agitarsi e maldestramente ha commesso l'errore più grave che un cotrollore possa fare su un puzzolente e malfunzionante treno regionale in ritardo: tirare in ballo l'ONESTA'! Non ricordo cos'ha detto il pendolare con il sole24; ha evitato insulti e di alzare troppo i toni, ma la durezza e la decisone non sono assolutamente mancate. Al controllore non è rimasto che approfittato di una fermata del treno in stazione e darsi alla fuga. Sì è rifatto vivo dopo un po' liquidando il problema con un E credevo che i ragazzi non fossero stranieri ma raccontassero delle balle.
I greci sono smontati a parma spargendo sorrisi e thanx a quegli stranieri seduti su quel treno scalcinato che da milano portava a bologna.
La conclusione però spetta al soggetto seduto vicino a me. Un'ometto piccolo, olivastro e sorridente. Con spiccato accento calabrese mi fa (riferito al controllore ovviamente): e niente, purtroppo non ce nulla da fare, quello lì, è un napoletano.
I due ragazzi avranno pocopiù di ventanni. Lei piccola, carina, biondatinta. Lui alto, con la barbetta, e la faccia da simpatico. Parlano una lungua strana, forse è greco.
Il controllore si agita. Brontola qualcosa in italiano accentato. I due ragazzi con gli occhi spalancati lo fissano. Non capiscono. Il controllore continua a brontolare. I due ragazzi provano con l'inglese. La situazione è facile da capire: non hanno timbrato il biglietto e se c'hanno provato probabilmente sono incappati nel caso più frequente: la macchinetta con scritto "fuori servizio", illegibile anche per un italiano. Il controllore con tono di voce alto dice: sono 50 euro. I greci provono a sboffonchiare qualcosa in inglese. 50 euro, 50 euro, 50 euro, continua a ripetere l'omone.
Senta, attacco io, non starà facendo sul serio? Sono due ragazzi stranieri lasci stare percortesia.
Ma non si preoccupi lei, replica il controllore.....e poi dice altro ma ha qual punto la sommossa contro il controllore era già scoppiata. Comprendeva: i vicini di sedile dei ragazzi, i miei vicini di sedile, quelli dei sedili avanti e quelli dei sedili dietro. Cioè tutti i presenti lì intorno.
Il controllore, che non era un tizio da nobel, ha iniziato ad agitarsi e maldestramente ha commesso l'errore più grave che un cotrollore possa fare su un puzzolente e malfunzionante treno regionale in ritardo: tirare in ballo l'ONESTA'! Non ricordo cos'ha detto il pendolare con il sole24; ha evitato insulti e di alzare troppo i toni, ma la durezza e la decisone non sono assolutamente mancate. Al controllore non è rimasto che approfittato di una fermata del treno in stazione e darsi alla fuga. Sì è rifatto vivo dopo un po' liquidando il problema con un E credevo che i ragazzi non fossero stranieri ma raccontassero delle balle.
I greci sono smontati a parma spargendo sorrisi e thanx a quegli stranieri seduti su quel treno scalcinato che da milano portava a bologna.
La conclusione però spetta al soggetto seduto vicino a me. Un'ometto piccolo, olivastro e sorridente. Con spiccato accento calabrese mi fa (riferito al controllore ovviamente): e niente, purtroppo non ce nulla da fare, quello lì, è un napoletano.
venerdì 10 dicembre 2010
Reggiani per Esempio.
Reggiani per Esempio è un cattivo esempio di come si amministra la cultura e il sociale in un Comune.
Basta tirare via la fichissima maschera dell'Abbiamo-coinvolto-le-associazione-del territorio, per vedere come questa trovata sia perfetta per levarsi di dosso una bella responsabilità: la ricerca, l'organizzazione e l'ideazione di eventi culturali e sociali.
Meglio aspettare che qualcuno si faccia vivo piuttosto che cercare e ricercare le risorse del territorio. Meglio limitare il proprio ruolo all'approvazione e all'ufficio ragioneria, piuttosto che costruire, organizzare e comunicare un evento.
Ma ormai è troppo tardi: il Bandone è già stato fatto e i finaziamente assegnati. Inutile brontolare. Ora rimane solo l'ultimo passaggio: lasciare a casa tutti quei dirigenti che grazie al bandone sono diventati uno spreco di centinaia di migliaia di euro.
Basta tirare via la fichissima maschera dell'Abbiamo-coinvolto-le-associazione-del territorio, per vedere come questa trovata sia perfetta per levarsi di dosso una bella responsabilità: la ricerca, l'organizzazione e l'ideazione di eventi culturali e sociali.
Meglio aspettare che qualcuno si faccia vivo piuttosto che cercare e ricercare le risorse del territorio. Meglio limitare il proprio ruolo all'approvazione e all'ufficio ragioneria, piuttosto che costruire, organizzare e comunicare un evento.
Ma ormai è troppo tardi: il Bandone è già stato fatto e i finaziamente assegnati. Inutile brontolare. Ora rimane solo l'ultimo passaggio: lasciare a casa tutti quei dirigenti che grazie al bandone sono diventati uno spreco di centinaia di migliaia di euro.
Dispersi=trentenni.
Il problema è che non sono io ad essere disperso ma un po' tutta la mia generazione. Un'enorme branco di trentenni che vaga cercando una strada, una soluzione per avere un minimo di stabilità, nonostante abbia nuove idee e risultati concreti ottenuti. Un buon progetto di un trentenne difficilmente porta a uno successivo. Finisce lì. Un'idea nuova difficilemente ha un seguito. Una ricerca che propone qualcosa di nuovo difficilmente viene sostenuta. Insomma la situazione forse è più disastrosa di quello che sembra.
Ma in tutto questo la colpa principale rimane dei trentenni stessi: è vero ci trovano in una selva oscura a causa di una generazione disastrosa, soli e dispersi, ma in quella selva è pieno e strapieno di trentenni dispersi. Ma come si fa ad essere dispersi in un posto strapieno di gente? Non è assurdo? Com'è che non ci si guarda in faccia? Com'è che non nasce una minima collaborazione per trovare una soluzione?
Ho letto un articolo poco tempo fa di un giovane giornalista di sinistra. non rircordo ne il nome ne il contesto in cui lo letto. il giornalista di sinistra diceva sostanzialmente che la genereziane dei trentenni ha completamente perso la "coscienza di classe". Ora della lotta operaia i trentenni ne fanno anche a meno; non aggiungiamo casini a quelli che già abbiamo. Ma al di là della classe e della politica, il giovane giornalista di sinistra diceva una grossa verità: manca la coscienza di appartenere a un gruppo, la consapevolezza di poter condividere le idee con qualcuno e sopratutto la consapevolezza di poter collaborare.
Ma in tutto questo la colpa principale rimane dei trentenni stessi: è vero ci trovano in una selva oscura a causa di una generazione disastrosa, soli e dispersi, ma in quella selva è pieno e strapieno di trentenni dispersi. Ma come si fa ad essere dispersi in un posto strapieno di gente? Non è assurdo? Com'è che non ci si guarda in faccia? Com'è che non nasce una minima collaborazione per trovare una soluzione?
Ho letto un articolo poco tempo fa di un giovane giornalista di sinistra. non rircordo ne il nome ne il contesto in cui lo letto. il giornalista di sinistra diceva sostanzialmente che la genereziane dei trentenni ha completamente perso la "coscienza di classe". Ora della lotta operaia i trentenni ne fanno anche a meno; non aggiungiamo casini a quelli che già abbiamo. Ma al di là della classe e della politica, il giovane giornalista di sinistra diceva una grossa verità: manca la coscienza di appartenere a un gruppo, la consapevolezza di poter condividere le idee con qualcuno e sopratutto la consapevolezza di poter collaborare.
lunedì 6 dicembre 2010
sabato 4 dicembre 2010
strategia a
Metti 150 adolescenti in una sala
milioni e milioni di ormoni che fanno aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
e poi
ti lamenti continuamente che fan casino.
Ma la giornata è andata bene
è venuta un sacco di gente
(che non voleva venire).
cit. Dal libro dei principi e delle strategie pubbliche, capitolo "l'evento sociale".
milioni e milioni di ormoni che fanno aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
e poi
ti lamenti continuamente che fan casino.
Ma la giornata è andata bene
è venuta un sacco di gente
(che non voleva venire).
cit. Dal libro dei principi e delle strategie pubbliche, capitolo "l'evento sociale".
venerdì 3 dicembre 2010
esempio di disabilità
Ecco un esempio di disabilità.
Prendete una persona considerata disabile e chiedetegli di disegnare; in tre secondi è già partito. Nessun problema. Avanti tutta.
Prendete una persona normale e chiedetegli di disegnare. Bloccato. Letteralmente bloccato. "no, non sono capace". "no, non riesco". "ma cosa disegno?". E così finchè non vengono assistiti e accompagnati.
Dov'è la disabilità? Chi dei due soggetti è quello disabile?
Prendete una persona considerata disabile e chiedetegli di disegnare; in tre secondi è già partito. Nessun problema. Avanti tutta.
Prendete una persona normale e chiedetegli di disegnare. Bloccato. Letteralmente bloccato. "no, non sono capace". "no, non riesco". "ma cosa disegno?". E così finchè non vengono assistiti e accompagnati.
Dov'è la disabilità? Chi dei due soggetti è quello disabile?
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